Storia di Lucchy e Cotty

torino

Un lucchetto e un batuffolo di cotone … per le vie di un quartiere

Lucchy è un lucchetto di ferro, Cotty è un batuffolo di cotone.
Lucchy vive in una ferramenta e Cotty in una farmacia.
I due esercizi commerciali sono vicini di marciapiede, a Torino.
Tutte le mattine Cotty e Lucchy si danno appuntamento e sgattaiolano fuori dalla farmacia e dalla ferramenta per andare a farsi un giro per il quartiere.
Cotty è bella, sempre un po’ stropicciata, morbida, avvolgente, accogliente, aperta al prossimo.
Lucchy è bella, levigata, elegante, gentile, ma con un atteggiamento di leggera diffidenza che la fa apparire un po’ austera, rigidina, introversa…come dire…chiusa.

STUNF….CRASH …. sentono un rumore ….. AHI….AHI …. l’urlo di un bambino che è caduto dai roller: la mamma guarda Cotty che, sorridente, si presta a tamponare la ferita del piccolo, mentre Lucchy osserva la scena in disparte.

Entrano a fare colazione in una caffetteria, dove vanno quasi tutte le mattine, sono un po’ abitudinarie Luccky e Cotty.
Si siedono ad un tavolino e, mentre stanno amabilmente raccontandosela, sentono: “Ma noooo! Di nuovo! E sempre lo stesso dito!”.
Si girano verso il bancone e vedono che uno dei baristi ha il dito pollice della mano che sanguina un pochino.
Il barista guarda Cotty, si capiscono al volo ed ecco che quest’ultima tampona la piccola ferita e strappa un sorriso a Willy, così si chiama l’infortunato.
Lucchy osserva in disparte.
In queste situazioni, non sa mai cosa fare, un po’ per timidezza, un po’ pensa di non poter essere utile, lei non può certo mettersi a tamponare una ferita!
Farebbe piacere anche a lei fare qualcosa per gli altri, comunicare con la gente, scambiare
sorrisi e gentilezze, ma pensa di non esserne capace.
Un pomeriggio, dopo una lunga passeggiata, si siedono a riposare su una panchina in un parco: bambini che giocano, anziani che chiaccherano, qualcuno gioca a carte, ragazzine e ragazzini improvvisano pic-nic.
Sulla panchina vicino a loro, un adolescente, con uno skateboard appoggiato a terra, si guarda il ginocchio sbucciato.
Cotty e Lucchy lo guardano entrambe e il ragazzo, a differenza di tutte le altre volte, si sofferma su Lucchy e sgarbatamente le chiede:

“Cos’hai da guardare?”
“Ti sei fatto male?”
“Sì, ma a te che t’importa?”

Cotty sta per intervenire, ma Lucchy continua dolcemente:

“Mi dispiace, deve bruciare parecchio la ferita”
“Ma figurati, è solo un graffio…ho ben altri problemi io!”
“Ah …spero nulla di grave”
“Beh …se pensi che non essere degnato di uno sguardo dalla ragazza più bella del mondo non sia nulla di grave…per me è gravissimo!”
“Certo! Adesso capisco…senti …io credo di poterti dare una mano”
“Tu? E in che modo?”
“Ho fatto felici tanti ragazzi come te. Lo vedi quel ponte laggiù? Tu chiami quella splendida ragazza che ti piace, e la porti su quel ponte, io sarò con te nella tasca dei tuoi jeans, la guarderai negli occhi e le dirai cosa senti per lei e che hai pensato di appendere un lucchetto a dimostrazione di questo sentimento, un lucchetto che rappresenta la vostra vicinanza. Che ne dici?”
“Mah…un po’ mi vergogno..però sai che ti dico…ci voglio provare! Allora …ti porto con me questa sera?”
Nella tasca di quei jeans Lucchy è entusiasta, felice, si sente più forte, capace, ha avuto uno scambio costruttivo, ha avuto il coraggio di proporsi, non si è abbattuta al primo rifiuto e ce l’ha fatta.
Saluta Cotty, si sorridono e si scambiano uno sguardo d’intesa, si sentono alla pari, ciascuna con dei punti di forza e di debolezza, tutte e due capaci di affrontare gli incontri e difficoltà che la vita presenta e … si danno un tacito appuntamento per una delle loro prossime avventure…

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