Chemioterapia – Fine cicli

chemioterapia

Chemioterapia, ultimo ciclo il 7 maggio 2014

7 maggio 2014 ospedale Gradenigo di Torino.

L’infermiera con un dolce sorriso e una carezza sulla spalla mi dice:
“Ecco qua signora, ora è libera, può usare il braccio come prima, le ho sfilato il pic”.

Il pic, una cannula inserita nel braccio sei mesi prima, il 6 novembre, in anestesia locale, una cannula dalla quale vengono fatti i prelievi, le terapie e qualsiasi altra operazione da eseguire in vena. Viene inserita ai pazienti per non dover bucare tutte le volte e non stressare esageratamente le braccia.

Quella mattina ero arrivata un po’ in ritardo in ospedale, mi ero soffermata a casa nello scrivere dei biglietti di ringraziamento al personale infermieristico e ai medici. Arrivata, fatto l’emocromo come al solito, nell’attesa dei risultati dei globuli, avevo passeggiato lungo il Po, e riflettuto su quella che avrebbe potuto essere la mia ultima seduta di chemioterapia, se l’emocromo avesse dato risultati soddisfacenti.

E i globuli bianchi quel giorno avevano deciso di darsi alla vita spericolata: 11000!

La dottoressa me lo comunica alle 12:

“Signora, oggi 11000 globuli bianchi, è finita alla grande! Oggi fa la sua dodicesima seduta di taxolo! E’ tutto a posto, stia tranquilla, da ora in avanti noi ci vedremo ogni sei mesi per i controlli”.
“Ok, va bene. Certo, qui ho sentito di tante ricadute, io voglio essere positiva, ma a volte è complicato…”.
“Lei adesso ha bisogno di staccare un po’ da questo ambiente, dove la malattia è profondamente presente, ha bisogno di distrarsi e di pensare ad altro, lo so che è complicato venire qui tutte le settimane e vivere anche di riflesso tutto quello che ci circonda.”.
“Le lascio un biglietto di ringraziamento dottoressa”
“Ma non doveva assolutamente, grazie!”
“E’ doveroso invece, grazie a lei”.

Mi era piaciuta da subito questa giovane oncologa, sfrecciava nei corridoi con una pila di cartelline, una per paziente, un sorriso per tutti, accogliente, dettagliata nelle spiegazioni, non dava mai l’idea di essere di fretta. Si sedeva e parlava della situazione, di settimana in settimana, rassicurando le paure e incitando sulle debolezze.

Ci salutiamo con una forte stretta di mano.

Vengo chiamata dopo un quarto d’ora circa:
“Stanza 6”
Mi siedo e inizio il mio ultimo ciclo, la prima sacca di idratazione, la seconda di antistaminico, la terza il farmaco chemioterapico, la quarta il lavaggio: il tutto dura dalle 3 alle 4 ore, come da copione.
Non c’è nessuno in stanza con me quel giorno e la mente torna indietro di due giorni, al lunedì, quando, con la mia amica, entriamo in medicheria:
“Ciao”.
“Eccole qua! Cosa dovete fare?”.
“Lei i marcatori e io il prelievo.”
“Si certo, allora vi sistemiamo, tu rimani qui e tu vieni di là con me”.
Un’infermiera mi chiede “Com’è andata questa settimana?”.
“Meglio della scorsa, bene. Questa settimana bene. Ma mercoledì me lo togliete il pic?”.
“Se ci danno l’ok, sì”, mi dice sorridendo.

Poi io e la mia amica usciamo insieme e incontriamo volti conosciuti, qualcuno affaticato, qualcuno preoccupato, gli occhi dei pazienti e dei parenti di un day hospital oncologico si assomigliano tutti, sono occhi stanchi, stanchi di sentirsi stanchi.

Quando esci in strada necessiti di un lasso di tempo per riprenderti, non pensare a tutto il dolore e all’ingiustizia che abita quel posto, non arrabbiarti, accettare la tua impotenza, concentrarti sul mantenere un equilibrio psico fisico decente.
Mercoledì sarebbe stata la mia ultima flebo di chemioterapia, la numero 15, il 7 maggio.

Tolgono la seconda sacca, mettono la terza, quella che dura due ore. Entrano due pazienti in stanza, si siedono e vengono attaccati alle flebo.
Uno dei due, inizia a parlare, un calabrese, racconta del suo paese, da quanti anni è a Torino, delle specialità tipiche culinarie “di giù”, si parla del più e del meno. Si inizia quasi sempre così durante le sedute, si inizia col parlare del più e del meno e si finisce quasi inevitabilmente col parlare della malattia, a volte in maniera soft, altre volte in maniera non indolore.
Le ore sono lunghe …e c’e’ anche il tempo per scherzare fortunatamente…!

Dall’8 Maggio in avanti …

La settimana che segue riserva ancora i sintomi post terapia, un po’ di nausea, il senso di spossatezza, il dolore alle articolazioni, con la grande consapevolezza di non doversi riprendere per la prossima volta, non ci sarà più il prossimo ciclo.
Ho provato sensazioni contradditorie di gioia e melanconia, tristezza per tutte quelle persone incontrate nei mesi e ancora sotto terapia, che ancora lottano e stringono i denti e non sanno quando finiranno.
Ti assale a tratti un senso di vuoto alternato ad una indescrivibile onda di sollievo e felicità.
Le settimane non sono più scandite da quei due appuntamenti settimanali e vanno rivissute in altro modo.
Giorno dopo giorno, la melanconia ha lasciato poi spazio alla voglia di fare cose, ad ascoltare il fisico che riprende forza e resistenza.
Un po’ di tachicardia accompagna le giornate, e soprattutto le notti. Non ricordo una notte tranquilla dall’inizio della terapia, il riposo è sempre un po’ disturbato.

E’ normale, quindi, e abbastanza comprensibile che la fine della chemioterapia e delle cure in generale  non coincida con un’esplosione di felicità… le ferite ci sono, non scompariranno, ma si rimargineranno con i loro tempi… … noi, certo, dobbiamo aiutarle un po’ …

Un abbraccio a chi ha appena finito i cicli … continuate a tenere duro! ;-)

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13 Comments » for Chemioterapia – Fine cicli
  1. Claudia scrive:

    Elenina sei grande, sei veramente tosta, mi hai fatto commuovere.
    Un abbraccio forte forte

  2. Stefania scrive:

    Elena coltiva l’amore per la scrittura … riesci ad andare dritta al cuore !

  3. Marco scrive:

    Che belle parole …
    ho avuto i brividi dall inizio alla fine
    pensavo di essere io a scrivere tanto era simile alla mia esperienza dell’anno scorso …addirittura quasi le stesse date ….
    continua a scrivere è un dolce aiuto x quelli come noi
    grazie …

    • elena scrive:

      Grazie a te Marco…per essere passato di qui …questo blog è anche e soprattutto un momento di confronto sulle diverse esperienze…che poi, come vedi, sono abbastanza simili. A presto rileggerci. Elena

  4. Francesco scrive:

    Concordo con Stefania, continua a scrivere. I tuoi articoli sono scritti sempre col cuore, poi sono scorrevoli e mai banali! Grazie.

  5. rosanna scrive:

    Elena…tvb…smack ;-)

  6. ziaMaty scrive:

    …e che te lo dico a fare!!!! Grande Gris…. e grazie.

  7. Babbonatale scrive:

    Grazie hai scritto semplicemente le stesse cose capitate a me che pero’ ero gia Cloun come lo chiami tu un Abbraccio e non dimentichiamoci di Sorridere Con un Grandissimo Abbraccio a chi combatte con il Mostro.
    Con Immensa Stima
    Cav. Uff. Giovanni Martinelli

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